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miércoles, 3 de marzo de 2021

LA DISCIPLINA DE PENITENCIA EN LOS PRIMEROS CRISTIANOS

Destrucción (Thomas Cole, cuadro 4 de la serie “El curso del Imperio”. Sociedad Histórica de Nueva York)
   
«Con un solemne voto, hecho antes de recibir el bautismo, el nuevo convertido se obligaba a observar fielmente todas las prescripciones de la ley cristiana. Pero no todos los cristianos permanecían fieles a la promesa. Naturalmente, también habían los inférmi, los cuales recaían en sus antiguos pecados. Tales miembros indignos eran separados de la comunión de la Iglesia, por medio de la condena o excomunión usada ya en la Sinagoga; y esto hasta tanto que no hubiesen expiado sus culpas con la debida satisfacción. A favor de estos cristianos recaídos en pecado era ordenada la institución de la disciplina penitencial.
    
Cristo aveva partecipato agli Apostoli potestà giudiziaria di ritenere o di rimettere i peccati (Jo. XX, 22, 23), di legare e di sciogliere (Matth. XVIII, 18). Ma Pietro in particolare, come padre in certo senso della famiglia cristiana, ebbe con più alta eccellenza il potere delle somme chiavi (Matth. XVI, 19), la facoltà di aprire e di chiudere. S. Giacomo (V, 16) esortava alla confessione delle colpe; e i primitivi cristiani innanzi agli Apostoli si confessavano dei loro peccati (Act. XIX, 18). A correzione dei peccatori ostinati aveva già Cristo medesimo pronunziato la separazione dai fedeli (Matth. XVIII, 15-18). E S. Paolo infatti la fulminò sia contro gli eretici (II Thess. III, 6, 14; I Tim. I, 20) e sia contro i peccatori più svergognati, come l’incestuoso di Corinto, che egli (I Cor. V, 1 seqq.) abbandonò a Satana (secondo quello di Giobbe, I e II), perché travagliato nel corpo avesse l’anima salva, e poi nuovamente lo riconciliò (II Cor. II, 9-11)[i].
    
Secondo le ammonizioni di Cristo e l’esempio degli Apostoli, anche la Chiesa regolò la disciplina della penitenza[ii]. Quei fedeli che si fossero resi colpevoli di un grave peccato, quali sin dall’entrare del III secolo erano stimati soprattutto la idolatría (retorno al paganismo), el homicidio, el adulterio e altri gravi peccati di senso, erano per giudizio del vescovo esclusi dalla Chiesa, né più potevano intervenire alle adunanze. Potevano tuttavia, mediante la emendazione e la penitenza, ottenere di essere riammessi. I peccati pubblici e gravi degli individui tornavano ad offesa grande di Dio e della Chiesa, la quale ne riportava e dentro mal esempio e fuori mal nome. Non potevano dunque essi venire espiati altrimenti che per il «bautismo fatigoso que es la penitencia», che è come una seconda tavola dopo il naufragio e può sola ricondurre alla riconciliazione e alla pace.
    
Le opere di penitenza erano mortificazioni corporali (digiuni, veglie), preghiere e l’implorare le orazioni dei fedeli: onde si aveva quasi una ripetizione del tempo di prova premesso al battesimo, ma più rigida e congiunta a gravi sacrifici. Dopo che il peccatore scomunicato aveva fatto per qualche tempo la penitenza, poteva, con farne richiesta, essere riammesso nella Chiesa dal vescovo, che gli dava la solenne assoluzione mediante l’imposizione delle mani[iii]. Ma ciò non poteva farsi che una volta. Se il peccatore tornava a ricadere in un peccato capitale, era per sempre escluso dalla comunità dei fedeli: né poteva più ottenere il perdono se non da Dio, con una sincera penitenza e una verace emendazione.
    
La disciplina penitencial presupone por necesidad la confesión de los pecados capitales. I Padri mettono in guardia i fedeli contro la confessione malsicura e manchevole; certo non essere meglio rimanersi chiusi e dannarsi, che aprirsi e ottenere l’assoluzione. Ricordano che questa si concede appunto per l’autorità di Dio, il quale vuole comunicarla agli uomini per il mezzo di altri uomini[iv].
     
I peccati pubblici, quelli cioè che per loro natura o anche per accidente recavano scandalo pubblico, richiedevano una confessione pubblica, e tale si poteva imporre dal vescovo a quel peccatore, che volesse rimanere membro della Chiese. Le opere di penitenza aggiunte miravano a ristorare l’ordine perturbato nella comunità cristiana (vindicativas), ma insieme a preservare da altre nuove cadute (penas medicinales).
    
Da principio non vi era legge universale nella Chiesa che regolasse le opere di penitenza; e come i casi correvano fra loro diversi, così si lasciava ad ogni vescovo il determinarle in individuo. Ma, generalmente, nel II secolo si procedeva con molta severità verso i cristiani fattisi rei di peccati capitali. In alcune chiese sembra anzi che venissero esclusi per sempre dalla comunità cristiana anche quelli che avessero commesso per una sola volta uno di tali peccati. Solo di mano in mano si andò ponendo regola a una disciplina penitenziale; sebbene molto ancora restasse libero alla discrezione del vescovo. Di legge ordinaria le opere satisfattorie dovevano precedere all’assoluzione delle colpe; e una di esse era ben sovente l’accusa di sé stesso che il peccatore faceva innanzi al vescovo, al clero e al popolo. Con l’esempio di queste gravi e continuate penitenze volevasi atterrire salutarmente non solo i peccatori stessi, ma gli altri eziandio, colmarli di odio contro il peccato e porgere insieme ai penitenti occasione di compire, al possibile, sulla terra la intera soddisfazione delle colpe. Da questa disciplina penitenziale ecclesiastica è a distinguere la penitenza e le conseguenti opere di satisfazione per i peccati che non fossero capitali. Per questi non vi era la esclusione dalla comunione ecclesiastica, né la confessione e l’assoluzione data dal vescovo. Con la preghiera, la limosina, il volontario digiuno, la confessione delle colpe fatta a Dio o al sacerdote e altre opere di espiazione si sforzavano i cristiani di ottenere la remissione da Dio».
    
JOSEPH Card. HERGENRÖTHERHistoria universal de la Iglesia, vol. I “La Iglesia naciente: Persecución y Triunfo”, parte 1, cap. I (Fragmento).
   
NOTAS
[i] En torno a la excomunión, v. Kober, der Kirchenbann, (Tubingen 1857) p. 1-14. Para la excomunión (excommunicátio) se hallan las formas: tradére Sátanæ (I Cor. V, 5; I Tim. I. 20); necáre gládio spirituáli (Cypr. Ep. 4 ad Pomp. c. 4, p. 477 ed. Hartel) (Gal. I. 8 seq.), Maránatha (I Cor. XVI, 22 Dóminus venit, voz de San Jerónmo [ep. 23 ad Marcell.] interpretada como palabra siríaca, y considerada falsamente como hebrea por San Juan Crisóstomo [Hom. 44 in I Cor.])[…].
[ii] Fuentes: Clemente Romano, Ep. I ad Cor.; Hermas, Pastor, en múltiples pasajes. Dionisio de Corinto, en Eusebio, Hist. eccl. IV, 23. Ireneo, Adv. hær. IV, 40. Tertuliano, De pœnitentia. Cf. Funk,. Art. «Bussdisciplin», en el Kirchenlexikon de Wetzer und Welte II (2 ed.) 1561 ss.
[iii] En la Iglesia antigua, la imposición de manos tenía múltiples significados. Brevemente San Agustín (De bapt. III, 16): «Quid est manus imposítio áliud quam orátio super hóminem?». Por esto, como era múltiple la oración de la Iglesia para las personas individuales, así también la imposición de manos […].
[iv] Orígenes, De orat. c. 23. Tertuliano en su obra De pœniténtia aún profesa principios totalmente católicos. Él dice en el capítulo 6: Ómnibus ergo delíctis, seu carne, seu spíritu, seu facto seu voluntáte commíssis, qui pœnam per judícium destinávit, idem et véniam per pœniténtiam spopondit dicens ad pópulum: Pœnitére et salvum fáciam te. La exomologesis ante un diácono, de la cual habla San Cipriano (Ep. 12, ed. Ballerini: Ep. 18, ed. Hartel), era en esto in questo che il diacono in assenza del prete, e massimamente se pregato da Confessori, poteva levare la censura a chi fosse in pericolo di morte; sicchè l’infermo, il quale avesse dato bastevoli prove di pentimento e fatto una sincera confessione, potesse di nuovo ricevere la comunione. A questo si riferisce il can. 32 del Concilio de Elvira.

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